il Viaggio nel Mondo dei Colori degli Artisti

RGB CASTLE - ARTE STORIA E SCIENZA: UN PERCORSO DI ANGELA CALELLA BENLUPO

Nell’arte si può anche ricominciare da capo
e ciò è evidente, più che altrove
in raccolte etnografiche
oppure a casa propria
nella stanza riservata ai bambini.
Non ridere lettore!
Anche i bambini conoscono l’arte
e vi mettono molta saggezza.

Paul Klee

Intraprendo questo viaggio nel colore incontrando dapprima le esperienze dei ragazzi dedicate al rosso, verde e blu che come suggerisce Paul Klee “conoscono l’arte e vi mettono molta saggezza”.
Mi inoltro poi lungo una via scoscesa a piccoli passi come piccoli sono i lavori che compongono la “grande tela”, opera collettiva di quarantuno artisti di Aperto Torino. Osserva Moreno D’Angelo sulla composizione della grande tela che “le opere collettive sono come il coro di una chiesa o di uno stadio, non stonano mai, ma esaltano con originalità unificante il valore del singolo contributo”.
Giungo quindi al dedalo di stanze del Castello oggi ravvivate dalle presenze colorate delle opere degli artisti di RGB castle. Ivi incontro le avventurose storie generate dalla mente di un artista eclettico come Marco Ruffino. Il verde, il rosso e il blu campeggiano insinuando figure ed elementi appartenenti ad un mondo di fantastiche reminiscenze: un cavallo, un mulino e un immaginifico Don Chisciotte trasferito nell’attualità da altri tempi.
Geopsiche blu”, blu infinito, il blu che ci circonda, aria o acqua, cielo o mare, piccoli segni quasi graffiati che interrompono la purezza del suo esistere, ci indicano la importanza che per Giorgio Auneddu assumono le tracce sui paesaggi più corrispondenti allo spazio dell’anima, piuttosto che a quello del corpo. Sublimare e attraversare la materia per porla come analisi composita di ogni suo effetto e causa, pensiero dove gli accenti trasmigrano verso luoghi immaginari e indefiniti, distese allargate per non costringere l’idealità suprema.
Per Maria Grazia Aleotti il campo è sempre “Blu” ed il quadrato, confinato ad altri quadrati o a figure quadrangolari, sono il limite da lei cercato per chiudere e pensare. Figura geometrica, il quadrato, che implica solo l’idea del limitare ma che del limite ha soltanto la funzione di traiettoria al cui interno si intravedono immagini che ci narrano il suo percorso psicologico e umano.
È un favoleggiante cammino quello de “Il pellegrino in paese” di Elena Costina, composizione misurata e in perfetto equilibrio dalle copiose sfumature degli oggetti e dagli spazi trattati in sezioni separate, ricomponenti in ogni caso una propria unitarietà. Ci rimandano a esperienze e a colori del vissuto di questa giovane artista moldava.
Profumi di rosso” di Isabella Marozia Maroglio, l’artista più giovane presente in questa rassegna, ci riporta al mondo domestico: profumo di spezie, condensate atmosfere, giocate immissioni di particelle di semplici elementi sparsi che istintivamente sono da lei collocati come fossero guidati dalle sue interiori emozioni di sentimenti e passioni che la giovinezza contiene. Le esperienze irrompono con violenza dall’inconscio, senza essere modulate, con assoluta libertà: non più il disegno obbligante ma la sola forza del colore a comandarne la espressione.
Del mare contiene una frazione di esso il “Delfino A” di Mariella Bogliacino. Non è l’immensità del mare, ma l’analisi attenta del movimento sensuale del delfino, assurto ad emblema del mito, ad interessare e attrarre l’artista. Un blu intenso, che attinge alle profondità del mare, spinge il delfino a farci vivere sonorità ancestrali e a riflettere sulla sua simbolica immagine, espressione di bellezza e amore, la dea Afrodite.
Il gioco della vita, una lotteria guidata dalla cieca fortuna, è per Enzo MarinoIl venditore di fortuna”, testimone di un punto di vista preciso, il suo, una prospettiva chiara e ordinata. Il venditore forse vorrebbe per sé trattenere la sorte e governarla pur nel suo equilibrio instabile quasi a cadere nel nero dietro di sé. Dalle mani gli sfuggono numeri, segni incontrollabili di un universale destino.
Chen Li affronta la tela interpretandola come lettura poetica della sua arte calligrafa. In “Parole tra le mani”, la parola scritta diviene il tramite e il nodo di congiunzione tra l’astrazione simbolica dei segni trasferenti il linguaggio parlato e la materia impalpabile su cui costruirla. Costruzioni figurate, raffinati segni e strumenti adeguati fissano il pensiero.
Per Guido Tomasone, l’ “Universo” è rappresentato da esili fili di ferro tesi come corde di uno strumento musicale, così la terra e il cielo in continua tensione vitale confinano per darsi luce e per originare vita.
Un’immersione quasi totale nel campo che ci sta davanti: vediamo rossi papaveri accostati a cangianti verdi confluenti nella pacata stesura di Franco Negro, intimamente amante della natura, consapevole di una sua idilliaca rappresentazione. Proposizioni antiche, il mondo contadino tramontato con i nuovi moderni strumenti di coltivazione, hanno perso il fascino di quella dura, anche se stentata, vita che legava indissolubilmente l’uomo alla terra e ne coglieva un senso più naturale del ciclo vita-morte-nascita.
In Fernando Montà troviamo una serenità del tempospazio che non si conclude ma continua in una riflessione dai toni moderati e stemperati riguardante la natura. I fili d’erba si combinano dentro uno spazio ordinato, circolare e come un vortice si ripiega su di sé, così essi seguono il movimento dettato dal vento. Ed il vento non piega né costringe i fili d’erba al suo volere, ma li accompagna delicatamente a vivere la dimensione del proprio destino.
Susanna Viale esprime con tinte violente in “Prigioniera” le emozioni, la propria sessualità, forse. Denuncia o pura rappresentazione del corpo? La figura femminile si staglia con grande forza, ma sorprendentemente legata e quindi impotente verso oppressioni e legami simbolici del potere.
Pippo Ciarlo risolve su questa tela, “Natura morta”, in modo fantastico e misterioso, con una pittura figurativa e precisa, gli elementi particolari di una tavola non imbandita: un uovo, un pomodoro, una bottiglia ed un bicchiere, simboli ovvero oggetti d’uso quotidiano elevati ad alto rango insieme a uno splendido panneggio.
Rossana Torretta è presente in questa rassegna con lo “Affioramento”.
L’ “Orizzonte” sul mare di Goga Trascierra ci trasmette semplici e piacevoli sensazioni di pace che riflettono la sua aperta personalità.
Lisandru Neamtu esplora l’invisibile, traducendolo in immagine rituale. L’oro, segno dello spirituale, e il blu, “L’angelo”, vengono traslati e stilizzati dalla materialità delle forme all’espressione figurata della spiritualità.
Medioevo a Chieri” è un quadro di confine che per Angela Calella Benlupo rappresenta il passaggio tra due momenti di vita e arte: fra i colori del cielo e quelli della terra, fra la ricerca di un equilibrio sognante e la passione irrompente della vita. L’arco è il limite infranto ove l’uomo, al centro di questo cambiamento, riflette, in posizione raccolta, la sua estrema volontà di conoscersi senza chiudersi al mondo.
Simbologia e stilizzazione in Mariana Paparà vivono una perfetta unità. Non ci sono scompaginamenti in “Metamorfosi” , ma sintesi di emozioni pulsanti. Grafismo e colore si scambiano i ruoli per dire narrazioni umane dove l’uomo è il tema principale. Scavato attraverso questi segni, l’uomo risulta uscire dalla sua stessa materia (corpo) ed essere ritratto nella sua scheletrica essenza.
Scavare o apporre materia, forme avvolte e coinvolte, spazi pieni e compatti di due figure come ne “L’abbraccio” sono per Adriana Lucà la visione spaziale del suo universo tridimensionale. Spaccato, altre volte, parte della figura fissa senza ambiguità e con fermezza il suo preciso pensiero.
La fragilità e duttilità della stoffa nel “Drappeggio sulla finestra” assurge alla forza e alla fissità del tempo nel bronzo di Elena Surdu Stanescu. Il contrasto apparente fra interno ed esterno esprime la sua predisposizione alla dinamica realtà del confronto fra passione e ragione ed il suo possibile equilibrio, senza dimenticare la sua attenzione e aspirazione alla bellezza.
Questa “Porta” così monumentale, eppur sappiamo essere di piccole dimensioni, ci pone di fronte ad un artista, Bela Szakats, dalla potente costruzione di masse a volte corposamente risolte, a volte libranti nell’aria nonostante il loro forte peso. Spessori di elementi configurano proiezioni di schemi antichi, tradizionali, rotanti su un perno e capaci, dunque, di libero movimento.
L’architetto, Pinin, qui si intravede nella costruzione meticolosa e complessa, nell’attenzione profonda al particolare relativo all’insieme ordinato (il gruppo di mele allineate come lo sono anche i personaggi ritratti in prospettiva) sebbene in un così multietnico e multicolore soggetto com’è il “Mercato globale”.
Subito è un tripudio di colore, poi affinando il nostro sguardo vediamo in profondità cortecce e vuoti, fili di erba che paiono alberi, quasi macroscopia di una natura minima interiorizzata “Con la complicità del sole” da Luisa Porporato.
La levigatezza della figura della “Ballerina” di Antonio Scarpelli è di una bellezza marmorea, dalle innumerevoli sfumature che ci riportano inevitabilmente ai suoi onnipresenti grigi. I margini sono ben definiti dallo sfondo che genera un’unica sensazione cromatica. Isolata dal resto del mondo, appagata dalla propria perfezione, risolve in se stessa i propri sentimenti.
Applicazione di tecniche artigianali antiche e sensibilità moderna nell’utilizzo di materiali nuovi si incontrano in un connubio che fa nascere un’opera come “Impressioni a Venezia, il bronzo dei cavalli e Giovanni Bellini” dove Enza Prunotto esprime la sua particolare predisposizione all’interpretazione dei modelli antichi con una specialissima rivisitazione.
Nell’atto di osservare se stessa, la donna in “Io penso” di Mariella Crosio diviene forma scultorea. Ritratto è il corpo femminile nelle sue curve essenziali nel momento del rilassamento che consegue alla tensione massima: liberazione profonda e sensazione dell’intimo piacere del vuoto che generano i successivi cicli vitali. Sempre il pensiero guida la scelta dei suoi soggetti femminili o maschili che siano. La sua intensa riflessione su cause, circostanze e luoghi che nella sua psiche si ritrovano a convivere, esterna e concretizza le dinamiche umane più sconvolgenti.
Flora Di Domenico Nicolaci (eirene) col suo sguardo tenero e sensibile coglie i riverberi della “Luce vera” e puntualizza con piccole pennellate roteanti un’infinità di minuscole particelle di cui il mondo si compone. Il suo mondo è ciò che vede, senza quel mezzo che può ingrandire o ridurre la percezione della visione (la lente). Ne risultano, così, quadri dove il vero è una realtà molto soggettiva, ma non per questo meno fantastica e meravigliosa, dalla natura al cielo.
La serie delle bottiglie, “Pittoscultura, composizione”, costituisce elemento di illustrazione e riflessione su quanto la pittura di Wanda Pinelli rispecchi il valore dell’accurata scelta dei materiali a lei consoni e l’espressione del suo nascosto inconscio permeato e arricchito da sontuose alchimie del colore.
Iuri Isar tratteggia, attraverso importanti segni grafici, simboli e figure, prese a prestito dall’Antico Egitto, nella sua “Composizione” e le fa assurgere a presenze attuali per la trasformazione che vuole operare sulla materia.
Silvio Vigliaturo presenta “La stanza del potere”, installazione composita ove si scorgono elementi vitrei (sculture in vetrofusione), personaggi che dell’antico splendore conservano e ripropongono il medesimo orgoglio del proprio esistere. La potenza e l’imponenza del mondo antico, memorie classiche e reminiscenze omeriche che sempre ritraggono le qualità del coraggio, della forza e del valore, si impongono alla nostra vista. Le pareti suggestive e cariche di una moltitudine di segni e simboli rifulgono di un passato che ha visto combattimenti e lotte, vittorie e sconfitte dove nessuno è veramente vincitore o vinto affinché la storia ci tramandi quegli avvenimenti e su di essi si possano costruire le decisioni riguardanti l’umanità.
L’onice è materia prima e, con le sue mille sfumature di colore, occasione di variabilità e scomposizione di una forma, la “Foglia elicoidale”, che Benlupo ci offre alla lettura complessa del suo divenire e della sua trasformazione. La foglia, per sua simbologia, rappresenta il femminile, ma talvolta, come in questo caso, contiene chiari segni del maschile. La purezza della forma scultorea si interseca voluttuosamente e volutamente con le linee e i contrasti dei verdi e rossi producendo una meravigliosa fluente immagine pittorica.
Zone e campiture suddivise soltanto come sistemi accostati perché il colore vicino ad un altro sia percettivamente e sensibilmente espressivo è ciò che Mircea Titus Romanescu opera in questo lavoro intitolato “Torcello”. Sono infatti i colori forti e vivaci, i colori della terra veneziana e delle sue isole ad affascinare l’artista che ha voluto così rappresentare un cielo rosso di fuoco che domina lo spazio superiore del quadro e che non chiude ma continua la gamma ricca degli accesi colori delle case, dei campi e degli alberi … e delle finestre.
Le folte maglie delle lane colorate di “In-tessuti d’amore” di Mirto Lupo sono significato e significante elemento di un oggetto d’amore, l’aquilone, ove convergono i pensieri e gli sguardi di due fanciulle ideali e immaginate poste in una precedente composizione. Il rosso e il blu, il giallo, sono componenti precise di questa fotografia, ma diversamente alternate nella loro posizione, scompongono l’unità in frazioni successive con un ritmo incalzante e infinito come può un filo di lana dai ferri tessuto produrre. Ed è proprio il filo tessuto a legare il passato con il presente, il femminile con il generare e partorire, l’amore con la vita.
Colori contrastanti ed intensi, linee nette di separazione, compaiono nei volti di “Lui e lei”, evocanti icone bizantine. I volti statuari di Laurentiu Dimisca, brillanti nella loro rappresentazione ove l’elemento legante è la presenza del cuore, sono segno indissolubile di amore.
Oana May Muresan Isar unisce, con rara maestria, materiali diversi, tessuti e metalli realizzando preziose opere come “Composizione II”. Espressione di una evidente simbologia di estrazione cristiana è la scelta delle sue materie significanti antichi segni rituali.
La “Composizione” di Costin Neamtu rivela la sua profonda origine, derivata dalla tradizione romena, dove il grigio caldo si combina con le tonalità spente delle sue profonde terre.
Ileana Ploscaru Panait impegna la nostra attenzione su una rigorosa e ben strutturata grafica incisoria. Il corpo è la sua principale fonte di riflessione per immettere in esso la ricerca del suo universo interiore con elementi (un occhio) che attirano ma non sviano dal tema che lei si propone: la “Donna”.
Una linea punteggiata di piccoli tratti, le viti, e spezzata dai rami di un albero, separa all’obliquo orizzonte la terra dal cielo, dove il cielo è continuazione ideale della poetica visione di Giovanni Fontana in “Langa - inverno sulla strada verso Cortemilia”.
Il bianco e il nero è l’unica forma di fotografia scelta da Giorgio Stella per esprimere le sue emozioni: una rosa piena di rugiada e chiarissima nella sua stupenda interezza filtra oltre alla sensibilità dell’artista anche la sua virtuosa capacità nel riprodurla con antiche e dimenticate tecniche.
E concludo questa intensa passeggiata, pregna di sensazioni ed impressioni, con Raffaele Mondazzi, che nelle sue opere scultoree esplora appieno l’universo della mitologia greca. Legato al mito in “And You and Love are still my argument…” realizza un’opera in creta che suscita in noi la memoria di un passato ove la statuaria era beneficio ed espressione di un pensiero collettivo e come tale deputava, consacrava e definiva i tempi, gli spazi e i luoghi del proprio esistere.
Trovare e custodire un luogo per l’Arte, uno spazio per esprimere i pensieri: l’auspicio che auguro a voi e a me stessa. Superando, dapprima, i confini che ognuno di noi crea nella comunicazione tra gli individui, dall’artista e dal mondo dell’Arte attendo, poi, che sappia cogliere e trasmettere, con una attenta riflessione, gli stimoli per crescere e analizzare l’interno e l’esterno di se stessi, le relazioni tra uomo e uomo, tra uomo e natura, tra natura e universo. Idea per una forma, immagine per una favola, follia di un desiderio… l’Arte.

Angela Calella Benlupo
Riva presso Chieri, 3 Luglio 2006

Scherzo di bambini
Mondi di favole
di lieti destini
di tristi cammini
per illusi bambini.
Angela Calella Benlupo, 1981

Children’s joke
Worlds of fables
of happy destinies
of painful walks
for hopeful children.
Angela Calella Benlupo, 1981